Governo, varato il decreto per l’attività enoturistica

Il 18 marzo scorso il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Centinaio ha firmato il decreto che regola l’attività enoturistica. Il testo, che si raccoglie sotto il titolo “linee guida e indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”, ha visto la luce dopo più di un anno di gestazione e vuole regolare e regolarizzare, per la prima volta, le attività legate all’accoglienza in cantina.

Nel nostro Paese il turismo legato al mondo del vino è in costante crescita e ancor di più lo è quello legato all’enogastronomia in genere. Tuttavia, considerando solo la parte strettamente legata al vino, le stime evidenziano valori piuttosto importanti: 2,5 miliardi di euro generati dall’enoturismo con oltre 15 milioni di turisti che viaggiando lungo Italia, hanno scelto come mete dei propri viaggi, luoghi ove degustare la bevanda di Bacco.

Numeri importanti, che confermano come il made in Italy del food and wine rappresenti ormai una fetta cospicua del gettito legato al settore turistico; numeri che collocano il turismo enogastronomico immediatamente dietro al turismo legato al mondo dell’arte. Ciò che i turisti, in particolare quelli stranieri, riconoscono al cibo e al vino italiano sono la qualità, il forte legame al territorio, il carattere identitario ed anche la genuinità, che trova riscontro in una dieta mediterranea riconosciuta patrimonio Unesco.

Tornando al Decreto Centinaio, un importante passo in avanti è stato compiuto in materia di accoglienza in


cantina. Di fatto le attività a favore dei turisti praticate al loro interno vengono equiparate all’attività agrituristica. Oltre all’aspetto puramente fiscale, oggi per attività quali le visite guidate e le degustazioni, la legge dà indicazioni di base per un’offerta di qualità e valide a livello nazionale.

Vengono così disciplinati, ad esempio, il numero delle aperture minime settimanali, la formazione del personale impiegato, l’utilizzo dei soli bicchieri in vetro per le degustazioni, l’impiego di cartellonistica adeguata per segnalazione e promozione dell’attività commerciale, l’utilizzo di siti internet aziendali aggiornati e adeguati ad una fattiva promozione del settore.

Con queste indicazioni di base il Decreto vuole, da una parte incentivare e sostenere la produzione dei prodotti tipici locali, soprattutto se DOP, IGP e PAT, dall’altra regolare un settore che ha raggiunto in termini di valore economico risultati non trascurabili.

L’enogastronomia oggi può essere considerata vero e proprio settore di business, ma anche attività economica che contribuisce a mantenere vive tradizioni, esercizi commerciali e realtà locali che ogni Paese ci invidia. Il quadro normativo non è certo completo né esaustivo, ma rappresenta sicuramente l’espressione di una volontà di cambiamento e di inizio di un percorso di promozione e valorizzazione a livello unitario.

L’offerta andrà tarata sul cluster di turisti interessati alla visita dell’azienda: frequentatori delle cantine possono infatti essere gruppi di persone propense all’acquisto, piuttosto che curiosi che svolgono visite veloci, o ancora appassionati winelovers che richiedono guide competenti e degustazioni professionali.

A dire il vero molte aziende vitivinicole in Italia sono già orientate e organizzate secondo i dettami del nuovo Decreto, soprattutto se di dimensione medio grande. Ora spetta alle moltissime realtà dalle dimensioni medio piccole seguire i dettami del nuovo Decreto, che adotta tuttavia un quadro normativo piuttosto semplificato.

Ancora molti dettagli dovranno essere messi a punto dal nuovo Decreto, che colma comunque un vuoto normativo esistente da tempo e che fa confidare in una sua futura estensione al settore olivicolo, altro fiore all’occhiello dell’agroalimentare italiano di qualità.


Riproduzione Riservata. Tratto da pordenoneoggi.it del 27 marzo 2019