Produrre biologico è solo una risposta al consumatore?


Giovedì 21 febbraio si è svolto a Chions-Pn l’incontro formativo dal titolo “Produrre biologico è solo una risposta al consumatore?”. Si è trattato di un vero e proprio focus sull’agricoltura convenzionale e biologica, con lo scopo di analizzare orientamenti produttivi, abitudini alimentari e aspettative dei consumatori.

Danile Piccinin, Presidente del Biodistretto Venezia e viticoltore, Gemini delle Vedove, docente dell’università di Udine, Severino del Giudice (Cefop e produttore bio), Paolo Belvini (extendeda Vitis) e Andrea Calgaro (Agricola Grains) si sono alternati sul palco dell’Auditorium Villa Perotti, fornendo utili spunti di riflessione sui segnali d’allarme che l’ambiente ci sta inviando, invitando i partecipanti ad una riflessione sulle opportunità offerte dall’agricoltura biologica.

ll numero delle aziende che hanno scelto di seguire la strada del biologico o che stanno convertendo la propria attività a biologico è in costante crescita. Veneto e Friuli evidenziano un trend positivo anno su anno con numeri davvero importanti. In Veneto le aziende che praticano agricoltura biologica sono oltre duemila, con una superficie di circa 28 mila ettari. L’incremento per l’anno 2017 è stato pari al 31% ed anche i dati relativi al 2018 confermano una crescita molto positiva. Parimenti in Friuli Venezia Giulia dal 2010 ad oggi il numero delle aziende Bio è triplicato, coprendo una superficie di 14 mila ettari. Le colture maggiormente interessate sono rappresentate dai seminativi, la vite, l’orticoltura, la zootecnia, la frutticoltura.

Lavorare in biologico non significa evitare l’uso di prodotti chimici, utilizzando unicamente zolfo e rame, elementi reperibili in natura. Seguire una direttrice Bio nel mondo della viticoltura, ad esempio, significa avere adeguati impianti, varietà, cloni, portainnesti. In altre parole, la difesa fitosanitaria è uno dei tanti aspetti che devono essere riconsiderati. Bio devono essere il “campo”, la coltura e solo in seconda battuta i trattamenti per scongiurare eventuali avversità e malattie ed è per questo che il mondo dell’agricoltura biologica è molto più complesso di quanto si possa pensare.

La conversione a biologico ha come obiettivi la sostenibilità della pianta, nel renderla cioè capace di difendere se stessa dalle avversità, e la sua completa integrazione con l’ambiente circostante. E così la presenza di boschi, canali e rovi attorno alle colture contribuirà a garantire la biodiversità e a ripristinare il giusto e naturale equilibrio dell’ambiente.

La ricerca e la sperimentazione sono fondamentali nel fornire alle aziende nuovi strumenti, prodotti e mezzi per un idoneo approccio al biologico. Un ruolo importante è ricoperto anche dai BioDistretti, ovvero reti di imprese con finalità di co-marketing, scambio di prodotti, ottimizzazione della produzione e della commercializzazione.

E’ l’agricoltura biologica la soluzione alla richiesta di aiuto da parte dell’ambiente? Probabilmente no, così come non lo saranno, in ambito vitivinicolo, i vitigni PIWI, vitigni resistenti o tolleranti alle malattie quali l’oidio e la peronospora. L’agricoltura biologica, tuttavia, è in grado di contribuire fattivamente alla tutela ambientale e alla salvaguardia della salute dell’uomo.

Una nuova sfida, dunque, per coloro che con passione, studio, pazienza e coraggio si dedicano all’agricoltura ed in particolare a quella biologica.


Tratto da pordenoneoggi.it del 23 febbraio 2019 - Riproduzione Riservata