Generazione Vulture - volcanic inside

December 4, 2018

 

Il brand “Generazione Vulture” riunisce un gruppo di otto giovani vignaioli che sotto questo nome hanno saputo riassumere i concetti di uomo-vitigno-territorio attraverso una semplice e disarmante capacità comunicativa. 

La parola Generazione rinvia al concetto di uomo, colui che fa il vino, colui che in terra lucana ha dovuto compiere scelte importanti, decisive, difficili, quale, ad esempio, il voler mettere in bottiglia un vino che parlasse di territorio, un vino differente da quello sino ad allora prodotto dai genitori o nonni e che spesso veniva venduto sfuso.

Un cambio di passo importante, un passaggio generazionale che in agricoltura spesso vede opporsi genitori a figli e che lascia il segno in termini di miglioramento della qualità del prodotto e rafforzamento dell’identità territoriale.

La parola Vulture svolge una duplice funzione: contestualizza geograficamente l’attività degli otto  viticoltori protagonisti e identifica il vitigno principe dell’areale: l’Aglianico del Vulture appunto.

Lo sfondo nero del logo e la scritta rossa “Volcanic inside” non fanno altro che ribadire che ci si trova su terreni vulcanici, quelli ideali all’allevamento della vite. Ma l’areale del Vulture è piuttosto esteso e interessa diversi paesi. I terreni sono sì di origine vulcanica, ma i materiali che li compongono possono essere molto diversi fa di loro, con diversità rilevabili anche all’interno di uno stesso vigneto. Ecco quindi che ceneri vulcaniche, colate laviche di ere differenti, calcari, argille, tufi conferiscono caratteristiche diverse agli Aglianici prodotti a Melfi, Lavello, Barile, Rionero in Vulture, Venosa, Maschito.

Il protagonista è lui, l’Aglianico del Vulture. Otto aziende e otto espressioni differenti di un vino importante, un vino dalle spalle larghe, capace di lunghi invecchiamenti, come solo i grandi vini sono in grado di affrontare. 

Sferzante il tannino nelle versioni più giovani, sempre affiancato da buoni livelli di acidità raggiunge con il passare del tempo un’elegante equilibrio con la nota alcolica e la morbidezza. 

All’olfatto l’Aglianico del Vulture si esprime su un tappeto di frutta rossa e piccoli frutti neri, toni speziati e note balsamiche. Ma terreni ed annate differenti, invecchiamenti più o meno lunghi,  fanno sì che il corredo aromatico possa arricchirsi di note di cipria, rosa macerata, viola, tabacco, polvere di caffè, liquirizia, mentolo, incenso e altro ancora. 

Un vino ricco, avvolgente, un vino che vuole in abbinamento piatti ricchi e complessi a base di carne, meglio di cacciagione o formaggi stagionati, anche piccanti, ma sempre di carattere e dalla lunga persistenza gustativa.

Tardivo ed parziale il riconoscimento della Docg nel 2010 per la sola versione “Superiore”;  tale riconoscimento conferma tuttavia che siamo di fronte ad uno dei più grandi vini rossi d’Italia e non solo, e che la presenza della denominazione in etichetta non necessariamente è sempre sinonimo di qualità. 

Generazione Vulture è la conferma che fare gruppo significa promuovere il proprio territorio, mantenere vive le tradizioni e le diversità, pur curando gli interessi della propria azienda.

I riscontri a livello nazionale, i successi nelle guide di settore e nei concorsi nazionali ed internazionali per i vini delle otto aziende, non sono altro che la conferma che la strada intrapresa è quella giusta e che l’unione fa la forza!

Generazione Vulture in ordine alfabetico: Basilisco, Bisceglia, Cantina Madonna delle Grazie, Carbone, Elena Fucci, Grifalco, Martino, Musto Carmelitano.

 

 

1/9

 

 

Riproduzione riservata

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload