Pantelleria al naturale

November 5, 2017

 

La tendenza a vinificare le uve nel rispetto di quello che potranno esprimere da sole, con l’abbandono della chimica e l’intervento dell’uomo sempre più limitato ed intento a “monitorare” le fermentazioni spontanee, è ormai in voga da diverso tempo. C’è quasi il rischio che i vini naturali possano essere considerati una moda, alla stessa stregua dei vini “barricati” di inizio anni duemila, piuttosto che dei vini grassi e “sciropponi” tutta frutta, che spesso interessano il consumatore d’oltralpe o d’oltre oceano.

Non nascondo la curiosità mista ad un appassionato interesse per uno zibibbo naturale con prolungata macerazione delle uve, di cui ero venuto a conoscenza solo via internet.

Pantelleria ce l’ho nel cuore, sono ormai diversi anni che la frequento, ma questo vino rappresenta la giusta occasione per andare a conoscere un piccolo produttore, un pantesco doc, che mi accoglie in casa propria con la famiglia al completo: moglie, mamma e due splendidi e simpatici bambini.

Giovanni Battista Belvisi mi saluta da lontano con la mano dall’entrata rialzata di casa: non potevo che essere io che avendo appuntamento alle ore 18, cercavo in Vicolo del Carrubo della contrada Kamma il civico 13; un numero civico che probabilmente non è indicato da nessuna parte.

Calda l’accoglienza, giusto il tempo di accomodarmi, e la tavola è già imbandita di pomodori e capperi, formaggi delle Madonie, ed il meraviglioso pane di Pantelleria con semi di sesamo e finocchio.

Giovanni Battista, agronomo prestato alla viticoltura, è il titolare assieme alla moglie dell’Azienda Abbazia San Giorgio; quella che era l’attività del padre, si è trasformata fin dalla giovane età in curiosità prima, passione e lavoro poi, sempre nel rispetto del territorio e dei vitigni autoctoni.

Come per quasi tutti i vignaioli di Pantelleria la proprietà è parcellizzata, i terreni di circa 3,5 ettari sono dislocati nelle zone di Kamma, Serraglia e Ghirlanda per una produzione totale di circa 10 mila bottiglie ed un target di 20 mila, ottenute da agricoltura biologica con utilizzo di tecniche biodinamiche.

Ai vini naturali, Belvisi, non è approdato per caso, né per seguire tendenze o logiche di mercato; l’utilizzo dell’anfora quale vaso per la vinificazione, in casa Belvisi si è protratto per diversi anni molto tempo fa; il vino come veniva prodotto nell’antichità. Passare ai vini naturali è stato come seguire un percorso già segnato, con due punti fermi: il vino deve saper parlare del territorio d’origine, ed i vitigni devono essere necessariamente siciliani.

Nessun Merlot o Chardonnay che nulla hanno a che vedere con L’Isola.

Il primo assaggio riguarda un Nerello Mascalese vinificato in rosato, che Battista ha voluto sull’Isola cercando nel terreno vulcanico l’analogia con la zona Etnea dell’isola più grande, ove il Nerello si esprime ai massimi livelli. Cloè il nome di questo vino si presenta con sembianze femminili, estremamente profumato e suadente, anche l’etichetta e la forma della bottiglia preannunciano qualcosa di ammaliante.

Frutta e fiori esplodono ad un naso veramente pieno, qualche richiamo a note dolci a sottolinearne un fascino femminile. Al palato invece il vino è di corpo pieno, morbidezze e freschezze giocano in continua alternanza; sapiditá che parla di terra, di terra vulcanica appunto. Cloé è una donna acqua e sapone, non filtrato, no solforosa, nessuna correzione; sosta parte in acciaio e parte in castagno. Un vino ottimale per abbinamenti con pesci grassi, ma anche per accompagnare qualche piatto a base di pesce saporito e arricchito di erbe aromatiche.

ORANGE, nel nome, nel colore e nella tecnica di produzione. Eccolo, il vino motivo della mia visita all’azienda Abbazia San Giorgio: zibibbo macerato oltre 15 giorni, naturale, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, nessuna filtrazione, no solforosa. Parte in acciaio e parte in castagno per un vero Orange da tutto pasto, meglio con crostacei anche di grandi dimensioni; un vino capace di regalare emozioni anche da solo a fine pasto. Aromaticitá tipica del vitigno zibibbo completamente integrata tra sentori di arancia, frutta esotica e qualche nota di frutta matura dolce. In bocca la decisa mineralitá, la freschezza ed una sensazione tattile di tannicitá appena accennata, ne fanno un vino appagante e decisamente intrigante.

Concludo la mia visita a casa Belvisi con l’immancabile Passito di Pantelleria, porta bandiera dell’Isola.

Ambra lucente, snello immediato, mai troppo opulento o stucchevole. Questa bottiglia è caratterizzata da una piacevolissima freschezza che fa da contraltare alla dolcezza assieme alla sapidità tutta minerale da suolo vulcanico. I sentori giocano nel rimando della frutta matura e disidratata; datteri, confettura di albicocche, fichi secchi, agrumi canditi, miele ed erbe aromatiche.

L’azienda è in decisa crescita, con programmi di ampliamento importanti, e non gli si può dare torto, considerati i livelli di qualità raggiunti. 

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