Viticoltura di qualità nel Veneto Orientale


…ma cosa significa “qualità”?

In una splendida e assolata giornata di fine gennaio, dopo quasi due ore di visita alla Tenuta Mulin di Mezzo, tassello importante nel cuore della Docg Lison-Pramaggiore, è con insistenza che ci viene rivolta dal titolare dell’Azienda Paolo Lazzarin la domanda: “…ma cos’è per voi la qualità?”

Non è sempre facile tradurre il concetto di qualità per un vino senza rischiare di cadere nella sfera della soggettività, del mi piace o non mi piace. Certo è che a Paolo, il concetto di qualità è piuttosto chiaro, e per nulla semplice o scontato, anzi. Qualità significa profonda conoscenza della pianta, continua ricerca ed innovazione, capacità nel dar vita a vini che devono essere espressione del territorio, perfetta maturazione delle uve destinate a tradursi in vini di grande struttura.

Una cosa è certa, dalla Tenuta Mulin di Mezzo si torna a casa con un’idea dei vini Lison-Prmaggiore decisamente scardinata; la piuttosto diffusa convinzione, di una doc/docg spesso non considerata a dovere, di vitigni perlopiù internazionali che danno origine a vini caratterizzati dall’immediatezza di beva, lascia qui spazio ad espressioni di Tocai, ora Lison, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon che fanno pensare a zone vitivinicole ben più spostate verso ovest, che godono attualmente di maggior fama.

In vigna la cura del grappolo è orientata al benessere dei singoli acini; la parte vegetativa della pianta viene ottimizzata al fine di lasciare quanto necessario allo sviluppo della pianta stessa e del suo frutto, a garantire insolazione ed arieggiamento adeguati. Eventuali acini che possono mostrare iniziali attacchi di muffe, vengono “ripuliti” uno ad uno, vengono meglio esposti alla luce del sole se necessario, al fine di portarne avanti la maturazione in condizioni di salubrità ottimale.


Questo accurato controllo delle uve in pianta, è orientato all’ottenimento di uve perfette; a bacca nera destinate all’ottenimento di vini molto strutturati e longevi ed uve bianche destinate a vini espressione della tipicità dei profumi, caratterizzati per lo più da note floreali e di frutta giovane, croccante, frutta esotica con rimandi vegetali e minerali ma anche con gradazioni interessanti che si agirano intorno ai 14 gradi completando l’armonia dei prodotti.


La resa per ettaro è un altro aspetto che lascia sorpresi: in queste zone piuttosto generose, dove la quantità non è mai stata un problema, la produttività è limitata a soli 60-70 quintali ettaro circa, da vigneti con densità d’impianto fino a 6.000 ceppi, rigorosamente vendemmiati a mano. Paolo ci racconta che se un grappolo va sacrificato in nome della qualità del prodotto finale, non è un problema. Anche quel grappolo sacrificato contribuirà a rendere questi vini un’eccellenza del Veneto Orientale.


La degustazione:


Lison Classico 2015

Apertura floreale con note di mandorla, che lasciano spazio a frutta tropicale affiancata da una crescente nota agrumata. Con il passare del tempo l’agrume si fa sempre più evidente, assumendo le sembianze di una arancia gialla. La nota minerale percepita al naso fa bella mostra di se al palato. Fresco, sapido e di buona struttura. Di ottimo equilibrio, con una gradazione in etichetta di 13,5% per nulla evidenti, ma ben integrati in un corpo che rende questo Lison Classico davvero interessante.


Merlot 2012

Pur non essendo più un giovanotto, questo vino ha una dominante fruttata iniziale che lo caratterizza, ed una nota erbacea di sottofondo che ne sottolinea la tipicità. La complessità aromatica è notevole, alla frutta scura, alle ciliegie sotto spirito seguono sentori più austeri quali la rosa appassita, il cioccolato, il cuoio, qualche spezia ed un finale molto lungo di liquirizia. In bocca è velluto che avvolge, che abbraccia, e sottovoce promette almeno altri 4/5 anni di piacevoli sorprese.


Rosso Molino 2013

Taglio bordolese classico che si esprime in termini di notevole eleganza. Ad un corredo aromatico decisamente ampio che consente di spaziare dai piccoli frutti rossi e neri, a sentori di cioccolato e tostatura di caffè. Di corpo deciso, un rosso morbido ed al contempo “da masticare”, un vino che ha saputo spostare l’attenzione su sentori di evoluzione non lasciandosi “contaminare” troppo dalle note vegetali, che ne avrebbero minato l’eleganza così evidente.


Priore 2010

Rubino compatto, che è testimonianza di grande estrazione e presenza di materia colorante. Qualche riflesso granato/aranciato ci fa pensare ad un vino con qualche anno sulle spalle. Al naso e in bocca la marmellata di marasche e di more è evidente; ma man mano che il tempo passa il bicchiere ci porta verso note di viola secca, di cuoio, caffè, spezie piccanti foglie secche. Bello lasciar passare il tempo di fronte ad un bicchiere che muta nel tempo e concede sempre nuovi sentori. Importantissimo il tannino di estrema qualità; il grado alcolico sostenuto (15%) è sapientemente integrato nella struttura del vino tanto da non essere quasi percepito. Buono l’equilibrio totale raggiunto.


Ed ora, a degustazione ultimata, è più facile rispondere alla domanda iniziale “cos’è la qualità?”: qualità è intensità e complessità di profumi, lunghezza dell’aroma di bocca, struttura, eleganza, finezza. Tutte insieme, tutte in grado di esprimersi nella tipicità di un territorio capace di dar vita anche a prodotti che possono competere con quelli di vicine zone viticole più blasonate.

Un ringraziamento a Silvana Battiston e Paolo Lazzarin titolari della Tenuta Molin di Mezzo e all’amico Max, per avermi regalato una piacevolissima mattinata all’insegna della calda accoglienza familiare, delle quattro chiacchiere in compagnia, dell’amicizia e della condivisione di cosa è la viticoltura di qualità nella zona del Lison Classico.


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