Bollicine sì, ma di che tipo?


Pordenone – Vinoteca Palagurmè 28 novembre 2016

I protagonisti indiscussi di una serata riservata ad un piccolo gruppo di fortunati, sono stati i vitigni Chardonnay e Pinot Nero ed il sommelier FIS e Fiduciario della provincia di Venezia, Massimiliano Masini che ha sapientemente guidato la degustazione di sei bottiglie italiane ed estere con protagoniste indiscusse "le bollicine", che si sono dimostrate ancora una volta, prodotto da tutto pasto, capace di accompagnare egregiamente aperitivi ed antipasti, ma allo stesso tempo di valorizzare primi e secondi.

Nella serata “Bollicine sì, ma di che tipo?” sono state ripercorse le tappe dell’arte spumantistica fin dalle proprie origini: dal Libro dei Salmi dove si trovano tracce della stessa, passando per l’Eneide, le Georgiche e via via fino al Dom Perignon, quale padre della rifermentazione in bottiglia.

Ai partecipanti è stato presentato il panorama dei vini spumanti, attraverso l'analisi del procedimento produttivo e delle varie classificazioni: Masini ha precisato le differenze tra Metodo Classico e Metodo Charmat, spiegando le peculiarità della rifermentazione in bottiglia e di quella in autoclave. Masini si è poi soffermato sulle definizioni di Cuveé e Millesimato, versioni Rosè e Blanc de Blancs dei prodotti in degustazione.

L’intro alla degustazione è stato affidato ad un vitigno, la Glera, che negli ultimi anni sta raccogliendo innumerevoli riconoscimenti tanto da monopolizzando anche il mutamento del vigneto Veneto e Friulano (si spera senza troppe conseguenze negative per il futuro). “La bollicina” da rifermentazione in autoclave della Glera del Dosaggio Zero Col Vetoraz 2015 è capace di esprimere un bel corredo aromatico espressione di un territorio di estrema qualità e vivacità. Croccante, giovane, prepotente appena versato nel bicchiere con note evidenti di pera, mela e pesca bianca che lasciano spazio poi a note agrumate e floreali. Quello che tuttavia colpisce di più di questo vino, è un’evidente morbidezza e rotondità che lascia sorpresi nell’assaggio di un pas dosè.

Rinomata e sinonimo di bollicine di qualità la Franciacorta: Ferghettina Brut Docg, chardonnay 95% e Pinot Nero 5% ci accompagna nel mondo del Metodo Classico. Assemblaggio delle partite provenienti da appezzamenti diversi, dopo 24 mesi di affinamento sui lieviti. Un entry level, che si esprime su toni di frutta tropicale accompagnata da scorze di agrumi, sentori di crosta di pane, mandorla e nocciola che ben rappresentano vitigno e metodo di lavorazione. Sempre una certezza questa azienda, che con i propri prodotti riesce a racchiudere in vetro il territorio della Franciacorta.

Il passaggio in terra friulana ci porta in quel di Premariacco, all’Azienda di Alessio Dorigo. La Cuveé Brut, 50% Chardonnay e 50% Pinot Nero, si esprime con toni fragranti di costa di pane e lieviti, accompagnati da frutta matura e note floreali. Fine e delicato il perlage, si presenta vestito di toni verdolini dopo una permanenza di 30 mesi sui lieviti.

Successivamente ai partecipanti è stato proposto un affascinante Rosè della Franciacorta, un rosato da Chardonnay 60% e Pinot Nero 40% dal carattere femminile, suadente ed allo stesso tempo intenso e di carattere. Fragoline, lampone e melograno si esprimono con eleganza e brio, mettendo in evidenza freschezza e sapidità degne di nota.

Una volta dentro il mondo delle bollicine di qualità, la serata imponeva di superare l’arco alpino e portare i partecipanti a conoscere la culla dello Champagne: Reims. Henriot ci presenta un blanc de blancs che ha riposato nelle cantine di Reims dai tre ai cinque anni. Uno Champagne brillante con un perlage fine e lunghissimo con riflessi verdolini, testimoni di sentori giovani di frutta fresca, agrumati e floreali, cui seguono, lasciando liberare il corpo del vino, sentori di frutta secca, pasticceria, lieviti e leggere note speziate. In bocca è un vino di buona struttura, persistente, dai toni tostati, di albicocca e frutta matura. E’ il compagno ideale per carni bianche, raffinate preparazioni a base di pesce, eventualmente affiancate da verdure e qualche erba aromatica.

Con l'ultimo vino in degustazione, il ritorno in patria è stato sotto l’insegna di una cantina simbolo per l’arte spumantistica: Ferrari – Trentino. Da oltre cento anni questa cantina ha diffuso e fatto conoscere le potenzialità e le virtù di questo eccezionale vitigno che è lo Chardonnay con etichette riferimento per tutte le aziende spumantistiche italiane. Brut Perlè 2009, da sole uve Chardonnay, si presenta all’olfatto ampio, aiutato nel liberare il proprio bouquet da sottilissime catene di bollicine; lunghissimo e piacevolissimo il petillant in bocca. Ritroviamo note agrumate accompagnate da crosta di pane e frutta secca, frutta a polpa gialla e fiori dolci. In bocca regala la sua persistenza con corpo strutturato ed una sensazione tattile di pungenza intrigante, piacevolissima, che invita al sorso successivo. Con cinque anni di riposo sui lieviti, questa bottiglia offre l’occasione per riflettere sul mondo delle bollicine, su quanto numerose siano le differenti espressioni dei vini spumanti, e su come sia interessante ora riesaminare tutti i sei campioni della serata per osservarne le differenze di espressione e cominciare a pensare al loro abbinamento con il cibo.

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