Pantelleria: l'Isola e i suoi tesori

October 21, 2016

 

 

Pantelleria, la Perla Nera del Mediterraneo, è un’isola di origine vulcanica, dove il grigio e il nero ben si fondono con il verde acceso della macchia mediterranea, con l’azzurro intenso del cielo e con tutti i colori del mare, dal blu scuro al verde smeraldo. La Montagna Grande tocca gli oltre 800 metri di altitudine, unica nel suo genere costringe la macchia mediterranea a cedere il passo a pini e felci che affondano le loro radici fra lava e favare. Mai scontata, mai monotona, a volte selvaggia, Pantelleria offre al visitatore svariate opportunità per trascorrere al meglio il proprio tempo. Storia, archeologia, mare, montagna, trekking, diving, enogastronomia, Pantelleria offre tantissimo anche al visitatore più esigente. La si può visitare a piedi ma se ne coglie l’essenza soprattutto con uno scooter, passando di contrada in contrada, di kuddia in kuddia, alla scoperta di ciò che le caratterizza; oppure si può percorrere il periplo dove ogni curva regala scorci da sogno e gli occhi rapiti si perdono, tra il mare ed il cielo infiniti o tra ripidi pendii solcati da chilometri di muretti a secco dove uomini eroici coltivano l’uva Zibibbo, i capperi e l’ulivo, tre gioielli dell’isola e dell’Italia intera.

Sì, quegli uomini sono degli eroi ed è tra agosto e settembre, in periodo di vendemmia, si può pienamente capire cosa sia il rapporto tra l’uomo e la terra a Pantelleria. L’uva Zibibbo è generosa, offre prodotti di eccezionale valore enologico, ma è esigente, chiede in cambio all’uomo fatica e sudore. I panteschi vendemmiano con la schiena ricurva, sotto un sole che già alle 10 del mattino in talune giornate costringe a lasciare i campi per il caldo eccessivo e permette all’uomo di ritornarvi solo nel tardo pomeriggio o di sera per continuare il lavoro in vigna fino a quando la luce lo consente. A Pantelleria non vi sono macchine vendemmiatrici, qui è radicata la tecnica di allevamento importata dagli antichi Greci, l’alberello; anche se qualche basso impianto a spalliera comincia a vedersi. Non più alto di 50/60 centimetri, accoccolato in una piccola fossa scavata da mani sapienti per ripararlo dalla furia dei venti incessanti ed allo stesso tempo per poter raccogliere la preziosa umidità notturna, l’alberello pantesco rappresenta in loco un esempio di ecosistema perfetto. Sistema che consente la crescita e maturazione delle uve anche con i grappoli poggiati a terra. Piante resistenti, con le radici che affondano nel suolo vulcanico, dedizione da parte dell’uomo e tecnica viticola consolidata da secoli hanno fatto si che nel novembre 2014 questa forma di allevamento venisse ricompresa nel patrimonio dell’umanità UNESCO, come esempio eroico di viticoltura, di tipicità e pertanto meritevole della maggior tutela. L’uva Zibibbo, o Moscato d’Alessandria, è vitigno che domina le terrazze dell’isola da nord a sud e da est ad ovest. Per quanto possa sembrare piccola, a Pantelleria esistono numerose Aziende Vinicole, di dimensioni mediograndi ma soprattutto ve ne sono di piccole, dedite alla produzione del tipico “Passito di Pantelleria” Dop, anche in versione Liquoroso.

Vinificate secche, le uve di Zibibbo sanno offrire prodotti di grande struttura con corredo aromatico inebriante e variegato, dal tenore alcolico che scalda piacevolmente già dal primo sorso. Nota olfattiva dominante è la tipica aromaticità dell’uva Zibibbo, talvolta accompagnata da note di agrumi, sali minerali, note salmastre, zolfo e fiori gialli, anche a seconda delle zone di provenienza delle uve stesse. I terreni di Pantelleria si presentano, infatti, normalmente più sabbiosi verso le coste dove le uve maturano prima e sono caratterizzate da sentori minerali più marcati. Non mancano tuttavia areali con condizioni pedoclimatiche differenti: la Valle del Monastero e la Piana della Ghirlanda ad esempio, hanno terreni tendenzialmente pianeggianti, che costituiscono la caldera di antichissimi vulcani di enorme ampiezza, la cui sagoma può essere apprezzata solamente salendo a Sibà o sul Monte Gibele o sulla Montagna Grande. In questi luoghi la vite, meno esposta alle intemperie, è più generosa, le piante riescono a produrre fino a 10 chili di uva per alberello, a differenza delle colture dei terrazzamenti che guardano il mare.

Ma è nella versione Passito che lo Zibibbo esprime al meglio la propria tipicità ed il carattere per il quale è conosciuto. “Zabib”, il nome di origine araba che significa “uvetta”, “uva passa” già ci racconta moltissimo sul vino che degusteremo. Albicocche e pesche sciroppate, fichi secchi, frutta secca, frutta candita e disidratata, agrumi, miele, note di macchia mediterranea e balsamiche nei millesimi più vecchi, sono i sentori che più di frequente incontriamo all’olfatto. Ottimo in concordanza con dessert, dolci secchi, dolci alla mandorla; interessantissimo l’abbinamento con formaggi importanti e stagionati ma, soprattutto, ideale come vino da meditazione, degno sostituto di rum e cognac dopo cena. Proprio come Cimillya, Passito di Pantelleria dell’azienda D’Ancona, azienda più antica dell’isola, vignaioli in Pantelleria dal 1920 circa dove Antonio e Lorenzo, le nuove generazioni della famiglia D’Ancona, perpetuano l’antico rapporto fra uomo e terra unitamente a Caterina D’Ancona, titolare ed enologo dell’azienda. Donne e uomini eroici che sanno raccontare all’incantato visitatore il lavoro delle precedenti generazioni, l’evoluzione della cantina ed il dettagliatissimo procedimento di produzione del Passito e degli altri due vini prodotti in azienda. Il vino, l’azienda, la vite… che poi sono parte della cultura e delle tradizioni dell’isola. Cimillya annate 2008 e 2010 è il Passito di Pantelleria Doc di D’Ancona, 14% di tenore alcolico, Zibibbo 100%, rese per ettaro di circa 40-50 quintali ottenute ovviamente attraverso il sistema di allevamento dell’alberello pantesco con potatura a sperone corto. Cimillya presenta già a prima vista caratteristiche notevoli, il colore giallo dorato intenso, tendente all’ambrato gode di una vivacità e brillantezza davvero uniche. Intenso e complesso, numerosissimi i sentori olfattivi: l’apertura di agrumi dolci è seguita dall’uva appassita, l’albicocca e la pesca sciroppate, note di miele, fichi e mandorle. Il finale a sorpresa presenta un’arancia disidratata piacevolissima. In bocca il Passito è caldo e morbido, sostenuto da una buona freschezza e sapidità. Intenso e persistente, lunghissimi sono gli aromi di bocca che confermano quanto rilevato all’olfatto e ne fanno apprezzare l’armonia complessiva. L’azienda D’Ancona offre uno spazio unico per degustare i propri vini: il giardino arabo, adiacente l’azienda, che come tradizione vuole è contornato da un alto muro a secco di pietra lavica che ha la funzione di proteggere dal vento i bellissimi agrumi che si trovano al suo interno. Consigliata la degustazione all’ora in cui la luce del giorno volge al termine, quando il profumo del vino e del vento che arriva dal mare, si fondono in tutt’uno, regalando l’essenza di Pantelleria.

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