“Bacche fredde del sud” è il titolo del bellissimo viaggio compiuto fra vini provenienti da vitigni che occupano terreni di medio alta collina dell’Italia meridionale. Zone interne che osservano dall’alto e dalle retrovie i mari che bagnano le coste meridionali della nostra penisola.

Durante la serata i partecipanti hanno potuto degustare nove vini appartenenti a sei differenti regioni del Sud Italia sapientemente selezionati da Eleganzaveneta, organizzatrice della serata.

Per la degustazione sono stati selezionati solamente vini da vitigni autoctoni nell’intento di sottolineare l’identità territoriale, la storia dei luoghi d’origine, le tradizioni e le genti che li coltivano.

I primi tre vini sono stati serviti in abbinamento agli antipasti: la Malvasia 2016 dell’azienda L’Acino di San Marco Argentano, fresca e sapida, con sentori fruttati e minerali, giovane e accattivante vera “cartina tornasole” per quanto sia capace di esprimere il territorio della media collina (circa 600 metri slm) della piana di Sibari. Collocata tra i parchi della  Sila e del Pollino, guardando il lato tirrenico delle coste calabresi, tale zona viticola è stata da tempo immemore riconosciuta come particolarmente vocata alla produzione di vini di ottima qualità. Questa giovane azienda è sicuramente capace di esprimersi su alti livelli qualitativi, nel pieno rispetto della tradizione e del proprio territorio.

A seguire sono stati serviti due rosati: l’Asor da uve Magliocco dolce sempre dell’Azienda L’Acino e l’Est Rosa 2016 da uve Primitivo di Gioia del Colle dell’azienda Pietraventosa.

L’Asor presenta sfumature di un lucente rosa tenue e si esprime con naso delicato tra note floreali e di frutta rossa; sempre presente la nota minerale che al palato è rinforzata da una buona freschezza in buon equilibrio con una piacevole morbidezza.

L’Est Rosa 2016 è un vero cavallo di razza tra i vini rosati: il colore rosa con richiami fucsia è ammaliante, lucente, brillante; il calice è capace di conquistare il degustatore solo con il proprio “vestito”. Petali di viola, ciliegie e amarene, lontani sentori di spezia sono i componenti di un corredo aromatico complesso per un rosato di buona struttura e piacevole morbidezza.

 

In abbinamento ai due primi piatti, sono stati serviti sei vini, un bianco e cinque rossi.

Il bianco, che ha aperto la sequenza è la Flanghina del Sannio 2012 Maior Fosso degli Angeli. Vino impegnativo e di spessore, decisa la freschezza e la sapidità, sorrette da tenore alcolico sostenuto. Caratteristiche che denotano un vino di importante struttura che si esprime su note di frutta matura bianca e gialla, frutta tropicale, note minerali, sbuffi agrumati ed erbe aromatiche. Questa Falanghina esprime in maniera autentica la realtà del clima e della natura del Sannio, decisamente differente rispetto alle zone più vicine alla costa della provincia di Napoli, a soli 70 km circa di distanza.

Il primo rosso è il Primitivo di Gioia del Colle Allegoria Pietraventosa 2015, di color rubino deciso, non filtrato con evidenti note all’olfatto di piccola frutta nera e rossa quali more, ribes unite a ciliegia, prugne. Immediato ed allo stesso tempo elegante e ricco. Di buona persistenza con rimandi terrosi ed una nota sapida di sottofondo.

A seguire sono stati serviti gli altri quattro vini rossi nell’ordine:

Chora Rosso 2016, dell’azienda calabrese L’Acino, è un Magliocco vinificato tradizionalmente in rosso, che si esprime con sentori di frutta matura ed una amarena prevalente. Si alternano poi sentori di violetta e rosa per un naso floreale e finale gusto-olfattivo caratterizzato da note ferrose. 

Covo dei Briganti Aglianico del Vulture 2013 Az. Eubea: una bella interpretazione dell’Aglianico del Vulture: severo, profondo ed allo stesso tempo spavaldo nell’evidenziare la complessità olfattiva attraverso sentori di frutta scura-nera, erbe aromatiche liquirizia, petali di viola in appassimento, lievi note tostate, spezie e richiami terrosi. In bocca è di corpo deciso, con un tannino evidente ma che non affatica il palato, anche se lascia presagire alla maturità non ancora raggiunta. Lunga la persistenza in bocca che richiede certamente piatti di analoga complessità e persistenza.

Macchiarossa 2012 Tintilia Claudio Cipressi: ecco una bottiglia di riferimento per comprendere le espressioni del vitigno autoctono molisano per eccellenza: la Tintilia. Speziata e floreale la dominanza olfattiva, seguita da una frutta che si esprime con il passare dei minuti sorretta da note vegetali. Un vino dal color rosso rubino tendente al granato che chiude su fresche note balsamiche. Al palato il vitigno si presenta decisamente importante con un intrigante mix di freschezza e morbidezza.

La chiusura della serata è stata affidata al Nerello Mascalese Vigne Vecchie 2007 Calabretta. Si tratta di una selezione di Nerello Mascalese che parla la lingua del Monte Etna e che viene prodotto da viti che superano anche i 100 anni di età. E’ un vino rosso imponente e austero, si esprime su note di frutta a bacca scura, ciliegia e frutti di bosco. I dieci anni trascorsi tra botti grandi e contenitori d’acciaio hanno permesso alla complessità aromatica di questo vino di collocarsi ai massimi livelli: sentori speziati, eterei e minerali sono la testimonianza di un terreno di origine lavica. In bocca è potente e decisamente appagante. L’imbarazzo della scelta è tra l’utilizzo in abbinamento a piatti di carme importanti o come vino da meditazione da degustare possibilmente in una veranda, contemplando la cima del monte nell’attesa di ascoltare la sua voce profonda.

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